lunedì, 31 marzo 2008
«I grattacieli? Utopie totalitarie Serve un patto uomo-natura»
Estratto da il CORRIERE DELLA SERA del 31-03-2008
Dibattiti. Le critiche di Salingaros a City Life di Milano, Botta e Fuksas
L' autore. Nato in Grecia nel 1952, Nikos Salingaros è urbanista e teorico dell' architettura con formazione scientifica. Insegna matematica in Texas. Il Corriere della Sera ha avviato un importante dibattito architettonico, anche prendendo spunto da un mio intervento apparso su Il Domenicale. Voglio sottolineare i fondamenti di questo dibattito, perché la mia è una visione nuova dell' architettura e dell' urbanistica, non un vecchio dogma riciclato per l' ennesima volta. Noi non invochiamo un ritorno al passato, anzi, siamo «noi» i contemporanei perché abbiamo una visione scientifica e, in termini filosofici, ci situiamo al centro dell' esistenza umana. Nell' attuale mondo artistico, filosofico e politico, ad alcuni piace stare in un universo astratto molto lontano dall' umanità. Si trovano libertà pervertite laggiù, dove non si deve pensare né agli esseri umani, né alla biologia umana. E dove si possono applicare delle tipologie ostili all' uomo senza la minima coscienza. Il Corriere ha chiesto agli architetti Botta e Fuksas di rispondere alle mie idee e a quelle espresse da Roger Scruton su Il Foglio. Ammetto che questi due architetti non sono tra i miei preferiti, ma di sicuro non appartengono alla banda di «architetti da morte» contro i quali il mondo è spaventato. Perché allora questi due autori d' opere piuttosto neutrali difendono i mostri inumani d' altri architetti? Per l' autodifesa del culto. Non hanno capito ancora che un cambiamento enorme si sta sviluppando nel mondo intero, e che l' architettura e l' urbanistica di domani saranno «un' azione umana adattata alla natura». La contraccusa del «ritorno nostalgico al passato» ha il gusto di una frittata riscaldata una volta di troppo. Le mie teorie sono basate sull' osservazione della natura e possono essere applicate da ogni architetto. Bisogna soltanto gettare nella spazzature idee fisse di bellezza intellettualizzata. Basta liberarsi dalle immagini cosiddette «contemporanee», e un architetto veramente contemporaneo potrà progettare con una facilità e una creatività sorprendenti. Siamo alla soglia di una comprensione dell' ambiente costruito come risultante dell' ambiente naturale. Qui si trova la vera e autentica nozione di sostentabilità. I grandi immobili fatti di titanio e di materiali high-tech nascondono in realtà costi enormi. Non soltanto di materiali, ma anche nell' uso (non sono sostenibili affatto, nonostante la propaganda corrente). I tre grattacieli di Milano seguono un' espressione satanica di Le Corbusier. Le torri nel parco sono un esperimento sadico, inumano, già fatto tante volte e fallito con conseguenze orribili ogni volta. Perché non possiamo imparare dai nostri sbagli? Noi scienziati lo facciamo: gli architetti non lo fanno e continuano a riprodurre tipologie inumane e insostenibili. I grattacieli di Milano negano ogni connessione all' ambiente; agiscono in un vacuo intellettualismo pericoloso. I loro architetti sanno veramente come funzionano le città, com' è legato il tessuto urbanistico tra reti di connessioni, come la città viva se è composta da una gerarchia di interconnessioni? Quale architetto di oggi fa un' osservazione scientifica? Io ho definito la città come un frattale composta da reti, nel mio libro Principles of Urban Structure. Massimiliano Fuksas parla coraggiosamente della democrazia nell' architettura d' oggi. Mi dispiace, ma non la vedo. Quando un piccolo gruppo controlla tutto non abbiamo nessuna democrazia. Vedo architetti che possono soltanto esprimere la loro arroganza stilistica. Chi ha selezionato i grattacieli di Milano? Il popolo? Nella maggioranza dei progetti contemporanei, la selezione è in mano a un' élite intellettuale, che impone un' idea fondamentalista e totalitaria sulla città. E con tali mostruosità costruite dappertutto, la città va a morire poco a poco, perché l' infrastruttura non può sopportare il peso di questi mostri insaziabili. Non lo vede nessuno? Io vedo in ciò un gesto di sottomissione al potere del culto architettonico internazionale; il potere dalle immagini propagandistiche sostenute da un sistema artistico globale completamente corrotto. La risposta dei giovani architetti, «non vogliamo né utopie totalitarie né ritorni nostalgici al classico», è triste. Sono pieni di speranza per un futuro migliore. Belle parole, ma non dimostrano di essersi svegliati dalla propaganda. La soluzione proposta della «terza via» è semplicemente il trucco per mantenere al potere gli architetti di culto d' oggi. Tutti gli argomenti fatti con belle parole esplodono in aria. Poveri giovani, inghiottono ancora una volta l' inganno. Aprite gli occhi e vedete i tre grattacieli in Milano: non rappresentano un' utopia totalitaria? Cosa sono dunque? Ancora una volta il trucco propagandistico ha funzionato molto bene. Non c' è una terza via - esiste soltanto l' umano o l' inumano. Dio o Satana. Per fare la scelta, vi aiutiamo noi. Noi non torniamo al passato classico nostalgico (nonostante le accuse), ma alla natura umana biologica.
Salingaros Nikos
13:05
Scritto da : ilmosaico.bg
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Commenti
..E mi viene qui spontaneo porre delle domande dirette:è civile costruire degli edifici altissimi davanti a case preesistenti e molto, molto più basse, togliendo ai loro abitanti la vista di uno splendido panorama?
è civile deturpare un paesaggio, che è un patrimonio collettivo?
è civile sovvracaricare un quartiere di centinaia di nuovi abitanti e del conseguente traffico privato?
Qualcuno vuole provare a rispondere, per favore?
Scritto da : Simona | venerdì, 11 aprile 2008
Per Simona:
sono d'accordo con te, quando, con certa tracotanza, si cerca di propinare ai cittadini qualcosa che non è a loro vantaggio, anzi, ma è di interesse solo per pochi; non è senso di civiltà e di rispetto umano. Tuttavia, devo constatare che nei più recentissimi anni si stia diffondendo sempre più questo tipo di atteggiameno, in tuti gli ambienti, ma quando ci decideremo a capire che siamo noi, cittadini italiani, a delegare personaggi che dovrebbero rappresentarci e ammnistrare il bene "pubblico" sempre per fini "pubblici"? Spesso, mi sono chiesto dov'è finito il senso dello stato da parte dei nostri politici, locali e nazionali; ovvio, poi, che di conseguenza la popolazione anch'essa, sempre più confusa, tende a perdere quei valori che hanno da sempre tutelato i rapporti umani e tutto ciò a noi pervenuto. Certo i tempi cambiano, e di recente anche molto velocemente: ma a volte mi chiedo dove stiamo effettivamente andando? Scusami la digressione, ma hai fatto centro con i tuoi quesiti, tuttavia è tempo ormai di prendere coscienza di quanto sta avvenendo e pensare ad un cambiamento che riparta da noi, nel tentativo di sentirci sempre più ..... cittadini liberi e rispettati.
Scritto da : Gigi | sabato, 12 aprile 2008
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